Secondo la visione dell’Istituto Riza quando una persona si ammala esprime un disagio che, oltre all’alterazione organica, interessa l’individuo nella sua globalità psichica e corporea.

– Utilizzando un codice simbolico, la persona “sceglie” di volta in volta l’organo più adatto a rappresentare il proprio malessere: l’asma, l’ipertensione, la cefalea, la colite, la caduta dei capelli… sono solo alcuni esempi di come una problematica esistenziale si possa raccontare attraverso le diverse funzioni dell’organismo.

– La psicoterapia ad indirizzo psicosomatico sviluppata dall’Istituto Riza, punta a utilizzare gli strumenti del setting per “dialogare” con il malato e la sua malattia, favorendo la guarigione. La Scuola ha, come modello teorico di riferimento, la visione junghiana e insegna un approccio terapeutico finalizzato a trattare sia le malattie organiche di natura psicosomatica, sia i disagi come ansia, stress, panico, depressione. Inoltre insegna ad affrontare le problematiche giovanili e di coppia.

– I simboli, le analogie, le metafore sono le chiavi di lettura più adatte e utilizzate per comprendere e curare i disagi – anche i più complessi – la loro origine e la loro evoluzione. Il sintomo e la malattia non vanno considerati “solo” un problema da risolvere ma rappresentano la via attraverso cui un individuo si “racconta” e, contemporaneamente, la modalità con la quale si affaccia la soluzione.

– Questa lettura della malattia e del disagio, teorizzata da Raffaele Morelli e dai suoi collaboratori dell’Istituto Riza sul finire degli anni settanta, trae in particolare spunto dal concetto di Sincronicità, proposto da Carl Gustav Jung, dalla Medicina della Tradizione e da alcuni insegnamenti della Fisica moderna e della Teoria della complessità.