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L’intestino e la colite

La via di scarico dei vizi e delle parti “sporche”.

- La lettura simbolica dell'intestino è strettamente collegata a quella del cervello. Questi due organi infatti sono simili nel colore (chiaro) e nell'aspetto macroscopico: le circonvoluzioni cerebrali e le anse intestinali. Ma anche nelle funzioni: il cervello infatti assorbe stimoli e impressioni dall'esterno, ne trattiene una parte sotto forma di memoria ed esperienza, ed elimina l'altra, in forma di sogni e “pensieri di scarto”.-

L'intestino, in modo analogo, riceve il cibo ingerito, ne filtra una parte che andrà nei vasi sanguigni e che costituirà i mattoni del nostro corpo, ed elimina la parte residua in forma di feci. Esso si configura quindi come un cervello “in basso” (secondo la legge fondamentale dell'alchimia per la quale ciò che è in “alto” si ritrova in “basso”), un organo cioè che esprime non solo le funzioni viscerali, ma anche gli istinti e le pulsioni che sono alla base del nostro essere. Il mondo “basso” è legato per analogia anche agli aspetti dell'essere umano giudicati “inferiori”: tutti siamo portati a considerare l'intestino e la funzione che esercita come sporchi. L'intestino diventa quindi il luogo-simbolo in cui si svolge l'elaborazione di quei contenuti psichici (desideri trasgressivi, fantasie immorali, pensieri sporchi, …) che sono inaccettabili alla coscienza: sono giudicati inadeguati, trasgressivi, da censurare, oppure sono stati rimossi perché non corrispondenti all'immagine “pulita” che la persona ha di se stessa. Ma la funzione escretrice è anche espressione, per quanto paradossale possa sembrare, di creatività. Per il bambino, nei primi mesi di vita, la defecazione è, insieme al pianto, un momento fondamentale dell'espressione di sé. Le feci costituiscono il primo vero prodotto concreto che il bambino vede e sente uscire dal proprio corpo. Nei primi tre anni le feci diventano un “dono prezioso” che il bambino fa agli altri (la mamma, il papà, l'ambiente esterno…), su cui egli investe una parte importante del proprio essere.

La sua fiducia di base si costruisce proprio, anche se non solo, su come la “cacca” viene accolta dai genitori. Crescendo l'espressione creativa utilizza ovviamente modalità ben più consapevoli e raffinate e tuttavia anche nell'adulto la defecazione resta collegata in modo analogico alle istanze del dare e del trattenere, del donare e del negare, del dire di sì o di no. Tali simboli emergono in primo piano in forma di sintomi (colite o stipsi) quando la persona non riesce ad affrontare e a risolvere in modo cosciente i conflitti che riguardano queste tematiche. Ecco allora che il cervello e il corpo dovranno ripristinare la modalità arcaica infantile con cui tali conflitti venivano risolti. L'intestino ha poi un'altra valenza simbolica: la defecazione è un rito quotidiano “sacro”, dotato di una capacità di purificazione.

Esso può essere considerato come un labirinto buio e nascosto nel quale avviene la trasformazione della materia in una parte “sacra” (che viene assorbita) e in una “profana” (che viene espulsa). In questo caso è presente il richiamo al mito del Labirinto in cui l'Eroe trova se stesso affrontando i mostri dell'inconscio, cioè quelle parti di sé inaccettabili o sconosciute che vanno integrate nella coscienza. I problemi intestinali indicano una generale tendenza alla rimozione di istinti, pulsioni e pensieri “scomodi” dovuta a una componente morale troppo rigida e giudicante, e un dialogo insufficiente con la propria dimensione inconscia.

La colite, eliminare con forza le parti inaccettabili di sé.

La colite è una delle patologie nelle quali vediamo con maggiore evidenza come nel corpo il basso possa farsi carico di ciò che l'alto non riesce a elaborare, facendone le sue veci. L'intestino (il basso) con la colite esprime tutto ciò che il cervello e la psiche (l'alto) non riescono a contenere ed eliminare. Le feci nella colite rappresentano i pensieri sporchi, ciò di cui vergognarsi: fantasie sessuali, intenti di aggressività, propositi contrari alla morale di riferimento della persona; si tratta dei cosiddetti “bassi istinti”, che non devono essere visti all'esterno e che spesso devono essere sottratti anche alla propria coscienza, spinti giù in basso ed eliminati posteriormente, in modo da non vederli. Il colitico vuole sentirsi pulito - fuori e dentro - e i rituali e le abitudini a cui si sottopone (in particolare igienici) fanno acquistare a tali azioni il carattere inconscio di veri e propri riti di purificazione. In quanto incarnazione di ciò che è rimosso o non vissuto dal soggetto, le scariche diarroiche rappresentano un modo per riuscire a far vivere, anche se in modo assai tortuoso, quelle parti che la persona, con il suo atteggiamento metodico, ordinato, moralista, esteriormente pulito, è costretto a negare. Il caos e l'ineluttabilità delle pulsioni viscerali riescono così a scaricarsi, mantenendo un seppur precario equilibrio psicofisico. E tra le cose negate alla coscienza c'è anche la paura: paura di singoli eventi (come affrontare un esame), oppure un cronico stato di allerta come si verifica nei disturbi d'ansia. La scarica immediata è la riattivazione di un modo arcaico di sottrarsi a una situazione vissuta come pericolosa, un essere più leggeri per poter scappare...

Chi è più a rischio

Sono più soggetti all'insorgenza della colite coloro che:
- sono ossessionati dalla pulizia e dall'ordine;
- sono sempre puntuali e hanno una coscienziosità ostinata;
- hanno grande controllo e rigore morale;
- inibiscono la propria aggressività e sessualità;
- hanno bisogno - e quindi richiedono - di molto affetto e dipendenza;
- hanno atteggiamento passivo, sono molto sensibili e introversi;
- hanno scarsa capacità di autonomia e adattamento;
- hanno scarsi rapporti sociali, sono conformisti e indecisi;
Spesso sono presenti tratti depressivi, ma è una depressione mascherata che non viene né elaborata né manifestata apertamente.

Suggerimenti

- Un approccio psicoterapico dovrà tener conto di un lato Ombra del soggetto colitico, che va progressivamente incontrato e accettato.
- È importante prendere coscienza delle proprie emozioni negate e delle parti che non si accettano di se stessi, riuscendo via via a esprimerle in forme adulte e sane. Se la colite è presente da anni, ci vorrà tempo affinché se ne vada, ma va ricordato che ciò che conta è viversi in modo meno moralistico e più libero.
- In coppia si può trovare il coraggio di proporre al partner le proprie fantasie sessuali, anche quando sembrano troppo “forti” e inaccettabili per i consueti parametri. Si potrebbero avere piacevoli sorprese.
- È utile aiutarsi con regolatori della peristalsi intestinale di tipo naturale. Particolarmente indicato in questi casi è il macerato glicerico di fico (un riequilibratore dell'intestino che agisce anche sull'ansia riducendola); se ne assumono 30-50 gocce prima di pranzo e cena, anche per lunghi periodi (fino a 6 mesi).