Scuola

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La Scuola di Specializzazione in Psicoterapia a indirizzo psicosomatico è guidata dal fondatore dell’Istituto Riza dott. Raffaele Morelli, ed è diretta dal dott. Piero Parietti. I Vice-Direttori sono il dott. Vittorio Caprioglio e la dott.ssa Daniela Marafante.

La psicoterapia secondo Riza

È molto diversa una psicoterapia che si prefigga di accompagnare il paziente a ritrovare la propria unicità, piuttosto che la ricerca del nesso di causalità, per cui si cercano nel passato, nella biografia, le ragioni di ciò che siamo: finché pensiamo di essere ciò che siamo in quanto ci sono capitati episodi traumatici che ci hanno segnato, l'Immagine Innata non potrà essere la nostra guida.

«Contesto - scrive Jung a questo proposito - che alla base di tutte le nevrosi vi sia un fatto traumatico, nel senso di un’esperienza infantile decisiva. Il medico, se adotta tale concezione, assume di fronte alla malattia una impostazione causalistica; volge cioè la sua attenzione soprattutto al passato, si occupa solo del perché e non dello scopo; e ciò costituisce spesso un grave danno per il paziente, il quale viene così costretto, talora per anni, a ricercare una qualsiasi esperienza infantile, mentre vengono trascurate cose che potrebbero avere per lui importanza immediata»

La psicoterapia così come la concepisce Riza è dunque disinteressata alla storia, alle cause, alle ragioni, ai progetti dell'lo; non è il luogo dell’indagine dei traumi passati, ma è uno sguardo sul presente, sulle capacità del paziente che spesso sono bloccate dall’alibi del trauma; e considera i disagi come l’allontanamento dall’Immagine Innata, come “voci” che chiamano il paziente a ricercare la propria unicità, a volte perduta nelle identificazioni collettive.

Si tratta di una psicoterapia basata sul mondo delle Immagini che sono i “mattoni dell’inconscio” secondo Jung e la “casa degli archetipi” secondo Hillman, ma soprattutto sono il momento della psiche più vicino all’Immagine Innata.

La figura dello psicoterapeuta

La figura dello psicoterapeuta centra gran parte del setting sul mondo immaginativo. Le tecniche della nostra Scuola iniziano con il paziente che socchiude gli occhi e immagina le cose che secondo lui disturbano la propria esistenza. Si tratta di imparare a visualizzare le scene disagevoli, lasciandole depositare nel buio e percependone via via la presenza senza contrastarle.

Il lavoro consiste poi nel trasformare le scene sgradevoli in Immagini archetipiche. Così il partner che viene vissuto come minaccioso, o un padre aggressivo, si trasformano in un drago, in un orco, in una scena fuori dal tempo. Queste immagini ancestrali portano il paziente sempre più lontano dal mondo oggettivo e lo avvicinano sempre di più alle Immagini del mondo onirico.

Via via che il mondo immaginativo si sviluppa, automaticamente viene attivata l’energia libidica dell’Immagine Innata, del Sé, in cui è depositato il principio terapeutico.

Le Immagini sono l’unico territorio della psiche che è in grado di dettare trasformazioni, cambiamenti e metamorfosi, ma sempre in sintonia con la propria Immagine Innata.

Quindi il lavoro psicoterapeutico è tutto centrato su questi aspetti e soprattutto sulle Immagini Ancestrali che contengono di per sé la capacità di ricongiungere il paziente al proprio mondo originario.

Ognuno ha la sua Immagine Guida e il compito dello psicoterapeuta è di aiutare il paziente a entrare in contatto con lei. Come ricordava Hillman, più ci sdraiamo sulle Immagini e più il cervello entra in uno stato auto-terapeutico.